Tra bulini e canguri

Voglio aprire questo nuovo anno in modo inusuale, parlandovi di uno stampatore del secolo passato che ritengo essere, nonostante la non troppa fama, uno dei massimi esponenti della stampa da incisione contemporanea.

Martin Lewis nasce in un piccolo paesino australiano nello stato della Victoria e sin dalla tenera età ha sempre dimostrato avere una forte passione per il disegno a mano libera. Una dote innata che gli ha permesso la pubblicazione di due delle sue illustrazioni all’interno di uno dei più noti giornali australiani del periodo. Trasferitosi a Sydney dopo un periodo di lavoro come mercantile e manovale, decise di iscriversi nella Art Society’s School per completare gli studi. Qui conobbe Julian Ashton, celebre pittore dell’epoca famoso per i suoi dipinti ma anche per essere stato uno dei primi artisti ad aver introdotto la stampa da incisione sul territorio australiano. Fu proprio quest’ultimo ad introdurre l’allora studente Martin alle tecniche da stampa e questo gli permise così di portare le sue illustrazioni su un altro livello.

Verso i primi del ‘900 si trasferisce negli Stati Uniti, inizialmente in California per poi trasferirsi successivamente a New York nella quale trovò lavoro come illustratore pubblicitario. Ma ciò che trovò non fu soltanto un impiego, ma l’amore della sua vita. Un amore incondizionato, non previsto, per questa metropoli americana così movimentata e che divenne ben presto fonte di ispirazione e modello ricorrente per i suoi lavori negli anni a venire. La sua prima stampa ad oggi conosciuta risale al 1915, e rappresenta un’inquadratura del Madison Square park in una tipica giornata di pioggia, molto frequenti in una città come New York City. La tecnica di stampa utilizzata è quella dell’acquaforte, successivamente completata in puntasecca. E’ proprio la puntasecca che diventerà ben presto, per lui, un vero e proprio marchio di fabbrica.

 
"Madison Square, Rainy Night" 1915
Etching and drypoint - 272x349 mm; 10 3/4x13 3/4 inches

Come è possibile notare in questa stampa, Lewis è riuscito ad ottenere diverse tonalità di grigi combinando le due tecniche, calcando in particolar modo sui toni scuri così da creare un effetto cupo e spettrale, ricorrente in, praticamente, tutte le sue opere. Nonostante amasse profondamente la città di New York, non ha mai voluto ritrarla sotto gli occhi di un turista ma in ciò che lui stesso era capace di vedere tutti i giorni. Come fosse una fotografia rurale, Martin ritrae immagini di vita comune. Passanti disattenti e persi ognuno nelle proprie vite, automobili dell’epoca riprese in maniera del tutto casuale, lavoratori e impiegati statali intenti a mettere in pratica le proprie mansioni. Nel 1920, a seguito di una storia d’amore interrotta e da un periodo di profonda depressione, decise di lasciare la sua New York e il lavoro che tanto amava per trasferirsi in Giappone dove visse due anni intensi, trovando, ancora una volta, riparo nel mondo dell’arte. Qui decise di imparare l’arte illustrativa giapponese, la cui influenza nel tratto risulta di fatti evidente nei lavori successivi. Tornato negli Stati Uniti due anni dopo si rese conto che la stampa da incisione era la sua strada. Dedicò 10 anni della sua vita alla stampa, sperimentando tecniche sempre diverse e, ancora una volta, con la sua amata New York a fargli da modella. Ed è proprio alla sua amata che Lewis dedica la sua prima esposizione nel 1929 che si tenne al Kennedy Gallieries, celebre galleria d’arte di New York dell’epoca che lo aiutò ad ottenere, come se fosse un ritorno d’amore, abbastanza successo e finanziamenti da poter così concentrarsi interamente nel settore della stampa. Tra i più celebri lavori del periodo citiamo “Il ponte sulla 5a strada” (1928), “Le reliquie” (1928), “Bagliore nella città” (1929), “Finestre a vano” (1929), “Giorni di pioggia” (1931), ” 2:00 del mattino” (1932)

 

"5th Ave Bridge" 1928
Drypoint - 220x305 mm; 9 7/8x12 inches




"Relics" 1928
Drypoint - 297x228 mm; 11 7/8x9 inches




"Glow in the city" 1929
Drypoint - 291x366 mm;11 1/2 x 14 3/8 inches




"Rainy days. Queens" 1931
Drypoint and ground paper - 346 x 384 mm; 16 6/7 x 15 1 inches




" 2:00 AM " 1932
Drypoint and ground paper -223x366 mm;8 7/8 x 14 3/8 inches

 

Ci sono diversi aspetti nel suo stile che rimangono ancora oggi impressionanti. Il primo fra tutti sta nelle mille sfumature che era capace di riprodurre su carta, creando giochi di luce e di riflessi difficilissimi da ottenere in fase di incisione, soprattutto in puntasecca e quindi senza l’utilizzo di acidi, polveri o retinature di alcun tipo. Semplicemente sfruttando a suo favore i graffi e le barbe ottenute dall’incisione stessa. Nonostante Lewis non sia oggi molto noto del campo artistico, è però considerato un maestro assoluto delle tecniche da intaglio, abile stampatore e persona di talento, capace di sperimentare processi di stampa sempre diversi, passando dall’acquaforte all’acquatinta, dal bulino alla puntasecca, raramente disposto a mischiare più tecniche fra loro. Uno stampatore versatile e moderno, ossessionato dai giochi di luce e dalle prospettive fotografiche, sempre alla ricerca dell’attimo e della sfumatura perfetta, che serva a dare allo stampato l’effetto più realistico possibile. La tecnica a mio avviso più interessante, nonché fonte di ispirazione per molti incisori successivi, fu l’utilizzo della carta vetrata come mezzo di incisione. Generalmente quando si pensa alla puntasecca come tecnica di stampa il primo risultato che salta all’occhio sono un susseguirsi di linee irregolari e sfumate che vanno ad aprirsi sui bordi e che servono a dare un effetto vaneggiante al disegno. Grazie all’aggiunta della carta vetrata, Lewis fu così capace di adottare un numero infinito di graffi che fanno da contorno alle linee incise e così creare effetti realistici e sfumature tonali, mai visti prima in una puntasecca stampata.

 

Closeup

Come è possibile vedere in questo closeup tratto dall’ultima opera da noi proposta “2:00 del mattino”, la successione di graffi è stata eseguita incrociando diverse direzioni, come fosse una forma di cross-hatching molto grezza e definita, più accentuata sulle parti scure e meno accentuata sulle parti chiare della stampa. Oltre a questo, è stato inoltre possibile ricreare il getto dell’idrante semplicemente modificandone il verso, e l’effetto “lucido-opaco” sul terreno così da ottenere due finiture differenti e ricreare una distinzione tra le aree asciutte e quelle bagnate dell’asfalto. Lewis è stato capace di creare stampe di incredibile precisione e manifattura, in grado di catturare tutta l’energia, il trambusto e, occasionalmente, la solitudine di una vita di città. Ancora oggi la città di New York e la sua nativa Australia lo ricordano come un consolidato e prominente artista, capace di contraddistinguersi dalla massa, simbolo di intersezione tra gli ambienti urbani e rurali e grande esponente di una cultura suburbana e giovane che proprio in quegli anni, stava lentamente emergendo.