A cura di Eddy e Paolo

“La patria della mia anima”

Era l’estate scorsa. Di un caldo famelico, che sembrava mangiarti. Un’estate umida, afosa, tipicamente romana. Vagando per le vie del centro, a me così familiari, ad un tratto mi ritrovai in una zona periferica, sconosciuta.

Ridestandomi dai miei pensieri, scorsi lungo la strada delle sagome in una bottega. Riconobbi fra le ombre un torchio, un volano, un carosello. Osservandoli meglio, d’un tratto mi parve prendessero misteriosamente vita. Il torchio ondeggiava elegantemente con movimenti leggiadri, come una signora delicata e di classe. Carosello era un tizio ben bizzarro, nel suo aspetto burbero e sgraziato. Ma vederlo operare era un incanto! Ruotava su se stesso come una giostra da circo, tanto vivacemente che pareva stimolare Volano, il pargolo monello e irrequieto della bottega. Più volte richiamato all’ordine e alla calma dalla signora Torchio che con ampi gesti rotatori invitò gli altri ad unirsi alle danze. Danzavano tra le ombre, con movimenti armoniosi in un’immensa vallata di carta e di inchiostro. Adagiato su un ripiano, un pubblico di caratteri mobili assisteva assorto e in silenzio alle danze, godendosi la serenità di questo luogo.

Una stamperia! Quanti bei ricordi si affollarono alla mia mente. L’odore dei fogli, le macchie di inchiostro sul pavimento, il cigolìo complice e rassicurante degli ingranaggi. I libri.. Nel mezzo di queste mie fantasticherie, d’un tratto mi resi conto che dinanzi alla porta d’ingresso erano sedute due figure in ombra. Parlottavano di qualcosa. In apparenza, non vi era nulla di particolare in ciò, ma qualcosa in loro mi incuriosì. Mi incuriosì a tal punto che, cercando di non dar troppo nell’occhio, mi misi in ascolto.

“….sarebbe bello far uscire una pubblicazione di un classico riproposto in chiave artistica. Magari il prossimo anno, in occasione dei dieci anni di attività”
“È un’ idea brillante! Potremmo stampare qualcosa di breve, un racconto, per esempio. Qualcosa di classico, ma che sia poco conosciuto”
“Ti ricordi del libro di Gogol’ che ti avevo regalato? Il prossimo anno saranno 210 anni dalla sua nascita, è una data importante”
“Certamente, i Racconti di Pietroburgo. Come potrei dimenticarlo! Lo trovo un autore molto originale ed è stato fonte di ispirazione per molti. Senza dimenticare che ha vissuto a Roma per un lungo periodo, città che amava e alla quale ha anche dedicato un racconto bellissimo”

Il ricordo di un passato a me noto si fece sempre più insistente nella mia mente. Mi dissi che in questi tempi moderni, molto spesso privi di umanità e di passioni, c’era ancora qualcuno che continuava ad apprezzare l’arte come la intendevamo noi: nobile e creativa, veicolo di significati e di messaggi profondi.

“Sai cosa ti dico? Se c’è una Tipografia che è degna di ristampare quel racconto, non può essere che una Tipografia romana come questa. Potremmo unire le due cose e tirar fuori qualcosa di speciale. Che sia tradizionale e creativo allo stesso tempo, una transizione tra le tecniche di una volta e ciò che è la stampa moderna. Sono sicuro che se Gogol’ fosse qui, oggi, lo apprezzerebbe moltissimo.”
“Geniale. Potremmo anche sfruttare la tua passione per la stampa da incisione inserendo una tua calcografia all’interno del libro. Magari pensiamo bene alla scelta della carta da utilizzare, e a tutto il resto. Nulla deve essere banale”

Mi allontanai, lasciandoli intenti nella loro creazione, indisturbati. Una leggera brezza si era alzata, rendendo il caldo più sopportabile. Riprendendo a vagare per le strade, continuai a ripensare alle parole dei due individui della stamperia. Era come se la mia anima si fosse fatta più leggera, viva. Tutto sembrava aver acquistato più colore, i suoni più definiti, gli odori più intensi. Ed ecco, quasi in un sogno, ripercorsi le vecchie strade della città. Con lo stesso piacere di un tempo. Nell’incanto del tramonto, ammirai da un antico ponte marmoreo il fiume Tevere che, specchiando i colori del cielo, sembrava sussurrargli misteriosi segreti.

Aprii le braccia, come ad accogliere amorevolmente quello spettacolo stupendo che mi si spalancò dinanzi. Ecco Via del Corso, nel suo caotico andirivieni, e in fondo la stupenda Piazza del Popolo, che conosco così bene. Voltando in una via secondaria, il mio naso fu attratto dai tipici profumi di una trattoria romana. Ma non era mia intenzione fermarmi a mangiare. Proseguii, e d’un tratto mi fermai, quasi di istinto, all’Antico Caffè Greco di Via dei Condotti. Tutto, lì dentro, sembrava accogliermi come un vecchio amico tornato da terre lontane. Le sagome delle persone riflesse negli specchi, le sontuose stanze illuminate, separate tra loro da archi maestosi. Salutai quel luogo a me caro con affetto. Delle statue e numerosi quadri ricambiarono il mio saluto con gesti quasi impercettibili, e una caffettiera borbottò un sommesso “arrivederci” fra sputacchi di caffè.

Le ombre, sempre più fitte, annunciarono la fine del giorno. Percorsi un viale solitario lungo una fila di vecchi edifici color terra. L’aria sempre più rigida. Tante finestre, tanti occhi luminosi e tremolanti che sembravano scrutarmi nell’oscurità. Mi affrettai verso ciò che fu la mia vecchia casa, in Via Sistina, intorpidito. C’era una targa, lì, in un punto alto dell’edificio. Rientrando a casa ritrovai quel calore e quella pace che avevo provato un tempo. Tutto era rimasto esattamente come lo ricordavo. Ripensando alle parole dei due ragazzi, sorrisi. Mi tolsi il cappotto, aprii un cassetto e ne tirai fuori un antico manoscritto. Ero impaziente di leggere quella loro pubblicazione. Ma nell’attesa.. Avvicinai un lume alla sedia. Era stato cancellato un titolo, “Annunziata“, e sostituito successivamente con “Roma“. La patria della mia anima.

Ero certo che sarebbero riusciti a rendere onore a questo vecchio racconto. Il mio racconto. Mi sedetti, sfogliai delicatamente le pagine. Iniziai a leggere.

 

Stampato in 30 copie