Verba volant, scripta manent

Vi è mai capitato di avere quella fissazione per qualcosa, senza che ci sia un motivo specifico e senza riuscire a smettere di parlarne con chiunque sembri provare un minimo di interesse in ciò che dici? Beh, questo è quel che accade, nel mio piccolo, con la stampa. Generalmente parlando.

Non è tanto un discorso di passione professionale in quanto si tratta di qualcosa che mi ha entusiasmato sin da prima che intraprendessi questo cammino. Non importa se sia stampa commerciale o di pregio, di uso comune o richiesta, l’importante è che serva a dar vita a un prodotto necessario a qualcuno e che, altrimenti, non avrebbe alcun senso produrre.

A volte può sembrare forse scontata, nell’occhio del consumatore, la passione e l’interesse che un tipografo può avere in ciò che crea. Spesso confondendo l’enfasi con cui si descrive il proprio lavoro come una forma di marketing, per vendere i propri prodotti o, talvolta, come un modo per “auto-osannare” ciò che si fa.

Ma se così fosse, a cosa servirebbe acquistare libri se al loro interno le pagine fossero tutte bianche? A cosa servirebbe produrre miele se poi non si permettesse ad un potenziale acquirente di leggerne il contenuto stampato sull’etichetta? Oppure uno spettacolo teatrale senza una locandina che invogli il pubblico a parteciparvi? E’ logico che si lavori per guadagnare, come è logico che si guadagni per mangiare e si mangi per vivere. Ma non si tratta di mettere la propria competenza a disposizione di persone che ne abbiano bisogno e di “vendere” qualcosa. Si tratta di impegnare il proprio tempo e le proprie conoscenze nella realizzazione di un progetto-oggetto, che serva a dar vita a qualcosa di tangibile e in grado di comunicare come soltanto una persona reale potrebbe fare.

Ed è questo il momento in cui ti rendi conto che ciò che stai facendo ha un senso. E’ questo il momento in cui ti accorgi che quel che hai tra le mani non sono più soltanto pagine bianche, ma la messa in opera di qualcosa di reale e di visibile, pronto a mettere in pratica il proprio compito. Non è la stampa di per sé ciò che conta, non è il lavoro o il guadagno, ma è il risultato. E, come in tutte le cose, l’utilizzo che poi ne verrà fatto