“Perchè leggere un libro e farlo rilegare, sono due stadi interi di sviluppo, due stadi lunghissimi, terribilmente differenti. Prima si abitua, un pò per volta, alla lettura, e occorrono secoli naturalmente. Ma il libro si tratta male e lo si abbandona ovunque, considerandolo qualcosa di poco importante. La rilegatura, invece, rappresenta l’averne rispetto. Indica che le persone non solo abbiano cominciato ad amare la lettura, ma la riconoscono come qualcosa di importante, un’importante occupazione. E ne tengono cura” – Fyodor Dostoyevsky

               

L’unione fa la forza

Ah, la buon vecchia legatoria! Pace dei sensi. L’odore della carta, il tatto della tela, i barattoli di colla, il filo di seta. Il fascino dei punzoni che sprofondano nella pelle, gli elementi decorativi in oro, bronzo, argento. Il lusso di poter dire “questo libro, è stato rilegato a mano”.

Qui a Carta Canta veniamo generalmente etichettati come un “Laboratorio di Tipografia”, talvolta come “Serigrafia”, o più semplicemente “Officina Grafica”, se vogliamo restare sul generico. A me, personalmente, piace pensare più al nostro laboratorio come un semplice “Laboratorio” e nulla più, tante sono le tecniche che ruotano attorno al mondo delle arti grafiche. E come in ogni laboratorio che si rispetti, ciò che interessa in primo luogo non è la nicchia di appartenenza ma il prodotto ultimato. Che sia ben curato e che rispecchi ciò che sono le aspettative di ognuno di noi.

Ciò che però non viene visto dall’esterno è il modo in cui un prodotto viene studiato, lavorato e costruito. Il cosiddetto fattore del “dietro le quinte” come si usa spesso dire in gergo registico.

Proprio come per la stampa, anche la rilegatura ha il merito di essere considerata una parte importante e integrante in ciò che viene volgarmente chiamata arte libraria.

La legatoria, come lo stesso nome lascia intendere, è un modo in cui delle pagine stampate vengono “legate” tra loro così da crearne un libro. Esistono al giorno d’oggi differenti stili di rilegatura. Dalla più semplice “cucitura a sella”, utilizzata soprattutto per l’allestimento di opuscoli o per piccoli volumi, allo stile più decorativo ed elaborato della legatura belga, così gettonata nei libri d’arte, soprattutto illustrati.

Il “filo refe”, una delle più conosciute e richieste forme di rilegatura ad oggi esistenti, non è altro che un’evoluzione della cucitura turca. La rilegatura a “dorso esposto”, conosciuta anche con il nome di “watoji” presenta più di 1000 anni di storia alle spalle, nata in Giappone, riprodotta in centinaia di varianti e, ancora oggi, fortemente richiesta e riproposta.

Differenti parti del mondo hanno differenti modi di rilegare. Questo lascia intendere quanto queste tecniche abbiano trovato ampio utilizzo nei secoli e come siano state devotamente tramandate da generazione in generazione fino al giorno d’oggi.

Nella cultura moderna, questi stili decorativi vengono realizzati per lo più all’interno di legatorie e stamperie artigianali. Queste possono essere classificate in due differenti categorie. La rilegatura a mano, ovviamente, viene realizzata manualmente e con poco utilizzo di macchinari. Proprio per questa ragione delle due categorie è quella più costosa e di nicchia. Utilizzata in prevalenza nella realizzazione di libri d’arte, dal design ricercato oppure in riparazione di libri antichi o rovinati dal tempo.

Poi viene la legatoria di tipo commerciale, che ricorre all’utilizzo di macchinari appositi, sia da produzione che non, studiata per affrontare lavori di rilegatura veloci e su quantità. Per questo motivo, delle due categorie è quella oggi giorno più conosciuta e che è possibile vedere un po’ ovunque.

Ma allora la domanda sorge spontanea. Può una rilegatura di tipo commerciale, veloce e nota, essere ritenuta una forma d’arte? o solamente uno dei tanti modi per tenere i fogli uniti fra loro?

La risposta è, certo che sì. Come i tipografi e legatori ben sanno, l’utilizzo di macchinari nella creazione dei propri lavori e la velocità di esecuzione non ne pregiudicano la genuinità. Anzi, sono da ritenersi spesso necessari alla realizzazione di un’idea, come se esistesse una sorta di cooperazione tra l’artigiano ed il mezzo operante, una successione di operazioni e di pratiche che danno rilievo al prodotto ultimato.

Che siano poi realizzate manualmente o grazie all’ausilio di macchinari da rilegatura poco importa, in quanto anche la macchina stessa richiede che ci sia qualcuno in grado di farla operare, e quel qualcuno deve avere un’idea di base ben chiara nella testa, su cui poter lavorare, e le conoscenze necessarie per farlo. Perchè alla fine, è la conoscenza stessa che crea l’artigiano, e la conoscenza può essere anch’essa considerata “Arte”. Un’arte, a tutti gli effetti.